Competition
COMPETITION: non solo medaglie, ma emozioni.
Emozioni, memoria e futuro olimpico: è questo il filo che attraversa Anelli di Congiunzione, il progetto pluriennale ospitato presso Le Gallerie di Trento e nato per accompagnare il nostro territorio verso, durante e oltre i Giochi Olimpici e Paralimpici Milano Cortina 2026 con uno sguardo culturale, non solo sportivo.
Un percorso in tre tappe, costruito in modo cronologico e progressivo. «Congiunzione», spiega il direttore Giuseppe Ferrandi, «non è solo l’unione dei cinque cerchi olimpici. È lo spazio tra i cerchi. È il punto d’incontro». Un incontro tra Giochi Olimpici e Paralimpici, tra culture diverse, tra pubblico e atleti.
Nel 2024 “Records” ha indagato il tema delle misurazioni: il tempo, il cronometro, la prestazione. Numeri che sembrano oggettivi, ma che nello sport paralimpico vengono rimodulati secondo le diverse condizioni fisiche degli atleti, restituendo valore alla specificità di ciascuno.
Nel 2025 “Performance” ha esplorato il rapporto tra capacità atletica e innovazione tecnologica, mettendo in dialogo corpo e ricerca tecnica, talento e strumenti.
Ora, nel 2026, con “Competition” – il terzo e ultimo capitolo – l’attenzione si sposta su ciò che non si può misurare: le emozioni.
Dopo aver raccontato record e performance, perché chiudere proprio con le emozioni?
«Perché non volevamo competere con la gara in sé. Le classifiche e i tempi li conosciamo. Ma quando una medaglia si decide per centesimi, la differenza sta nella concentrazione, nella gestione della tensione, nell’intelligenza tattica e sportiva.»
Felicità, tristezza, rabbia, paura, sorpresa, disgusto. Le sei emozioni di base — studiate da Charles Darwin e approfondite nel Novecento dallo psicologo Paul Ekman — diventano così la chiave per leggere ciò che accade prima, durante e dopo la gara. «Non esistono emozioni buone o cattive», osserva Ferrandi. «Esiste la capacità di trasformarle in energia».
Il percorso della mostra si articola in quattro grandi aree immersive — “Speed and Emotion”, “Before the competition”, “During the competition” e “After the competition” — e attraverso oltre 400 immagini e video provenienti dagli archivi del Museo Olimpico di Losanna invita il visitatore a entrare nella mente dell’atleta. «Prima della gara ogni atleta riproduce mentalmente la sequenza dei movimenti», osserva Jeffrey Schnapp, direttore del MetaLab di Harvard. «Durante la gara c’è solo il tempo di eseguire. Dopo arrivano lo sfogo, l’estasi o il dolore».
Cuore emotivo della mostra è “Words of Olympians”: 24 interviste selezionate tra le oltre 900 raccolte a Losanna. Lindsey Vonn, Carl Lewis, Michael Phelps, Federica Pellegrini e Armin Zoeggeler raccontano vittorie e sconfitte restituendo il lato umano dell’olimpismo. Ma trovano spazio anche il riconoscimento facciale – e quindi il riconoscimento delle emozioni – la palestra digitale e dodici postazioni di realtà virtuale, distribuite su 2.820 metri quadrati con 40 monitor e 30 grandi proiezioni.
«Il riscontro della mostra è positivo e trasversale», sottolinea Ferrandi, «perché le emozioni sono universali. Cambiano i tempi e le discipline, ma non cambia quell’istante in cui il respiro si ferma prima della partenza».
Forse è proprio questa la congiunzione più autentica: riconoscere nello sport qualcosa che parla di noi. Perché l’olimpismo non è solo spettacolo o medaglie, ma Eccellenza, Rispetto e Amicizia — valori che, come ricorda Angelita Teo – direttrice del Museo Olimpico di Losanna – trovano in questa trilogia «un’espressione culturale capace di salvaguardare l’eredità olimpica oltre il risultato».
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