I am Angela MariaIn sella verso Las Vegas
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A inizio luglio 2026, ha conquistato l’oro individuale ai World Reining Continental Championships nella categoria Young Non Professional e il bronzo a squadre con il Team Italia. Francesca Ferrarol, amazzone trentina, racconta la competizione, il rapporto speciale con la cavalla VD Snarling Miracle — per tutti “Ringhia” — e un sogno che guarda oltreoceano.

Francesca, partiamo dalla classifica: oro individuale e bronzo a squadre. Che cosa significa?

Vincere con la maglia azzurra è un’emozione enorme, perché rappresenti la tua nazione e senti una grande responsabilità. Voglio ricordare, però, che nella categoria Junior c’è un’altra trentina, Martina Zeni, che ha vinto l’argento individuale e l’oro a squadre. L’Italia nel reining è molto forte e sapere di essere stata scelta per farne parte dà orgoglio, ma anche consapevolezza.

Con quale stato d’animo sei entrata in arena per la gara individuale?

Molto convinta. La sera prima l’allenamento era andato male e, per un momento, mi sono persino chiesta che senso avesse gareggiare. Poi mi sono ricordata perché ero lì: avevo già dimostrato di poterlo fare e sapevo quanto la cavalla potesse darmi. Sono entrata decisa a giocarmela fino in fondo.

Era più difficile vincere o confermarsi dopo il titolo mondiale del 2025?

Entrambe le cose. Sapevo di avere il potenziale per riuscirci ancora, ma questa volta il livello era altissimo. C’erano binomi fortissimi e punteggi importanti. Proprio per questo l’oro ha avuto un sapore speciale.

Parlami della tua cavalla.

È unica. Ha un cuore enorme, anche se è particolare, difficile e capace di metterti continuamente in dubbio. Ma in gara fa tutto quello che le chiedi. Ha un talento fuori dal normale e un carattere fortissimo. Ciò che mi piace di lei è che ogni volta cerchiamo insieme di fare meglio.

Perché l’hai soprannominata Ringhia?

Perché sembra sempre arrabbiata: mette le orecchie indietro e mostra i denti. “Ringhia” viene proprio da quel suo modo di grugnire. In realtà, dietro quell’aria da dura, c’è un cuore d’oro.

Che cosa sa di te che forse non sanno nemmeno le persone?

Tutto. Sa che siamo due teste dure. Ci scontriamo spesso, ma troviamo sempre un punto d’incontro. Tra noi c’è un feeling unico. Lei è il mio posto sicuro: quando ho una giornata storta, stare con lei mi rimette in equilibrio.

Come ti prendi cura di lei, considerando che non è una “semplice” cavalla ma anche un’atleta?

Prima viene lei, poi vengo io. La rispetto totalmente. Capisco il suo sguardo e le sue esigenze da come si comporta. Ad esempio, se ha bisogno di fermarsi non insisto, ci prendiamo una pausa. Inoltre, è seguita da veterinari, fisioterapisti, maniscalchi e da tutte le figure necessarie per garantirle benessere e una preparazione adeguata. È anche molto viziata, ma quello fa parte delle coccole.

Come spiegheresti il reining a chi non lo conosce?

È una disciplina della monta americana in cui cavallo e cavaliere eseguono un percorso composto da manovre precise: sliding stop, spin, cambi di galoppo e cerchi. Ogni elemento contribuisce al punteggio finale. La prova deve essere corretta, ma per vincere serve qualcosa in più: talento, rischio controllato, intesa e presenza.

Qual è la manovra che ti emoziona maggiormente?

Gli sliding stop, perché sono adrenalinici, mi danno una sensazione particolare. Arrivi alla fine del percorso e sai che devi farli bene. Anche gli spin sono spettacolari, ma richiedono una preparazione molto tecnica. A differenza di altri movimenti, sono una manovra costruita attraverso l’addestramento.

Sei nata e cresciuta fra i cavalli. Qual è il tuo primo ricordo?

Gigia, un pony nero, molto birbante. Mi ha messo tante volte in difficoltà, sono caduta e mi sono anche rotta un braccio. Ma è stata lei a farmi capire che quella sarebbe stata la mia strada. I miei genitori non mi hanno mai obbligata, mi hanno lasciata libera di scegliere.

E la tua prima medaglia?

La prima che ricordo bene è quella dei Campionati italiani del 2014 con Florian, il mio primo vero cavallo da gara. Ha un posto speciale nel mio cuore che non perderà mai.

Che cosa ti hanno insegnato i cavalli sulle persone?

Che i cavalli sono trasparenti. Ti dicono sì o no senza fingere. Le persone, a volte, sono meno sincere. Io preferisco una verità difficile a tante bugie. Forse è anche per questo che con i cavalli mi sento così bene.

Dove ti immagini tra cinque anni?

Vorrei continuare a crescere, farmi conoscere non solo come atleta, ma anche come persona corretta e rispettosa del cavallo. E poi sogno l’America, Las Vegas e “The Run For A Million”, una delle gare più prestigiose al mondo, dove si sfidano i migliori cavalieri di reining.

Con Ringhia?

Il sogno sarebbe con lei, ma so che negli Stati Uniti servono un tipo di cavallo e una preparazione diversi. Prima di andarci voglio sentirmi davvero pronta. Oltreoceano non voglio andare soltanto per partecipare, voglio arrivarci sapendo di avere costruito un percorso solido.

Quindi l’obiettivo è già tracciato?

Sì. Non so quando succederà, ma ci credo. Continuerò a lavorare, a imparare e a guardare in quella direzione. La qualificazione è raggiungibile. Il resto verrà passo dopo passo.

Sorride. Più che un sogno, sembra una promessa fatta a se stessa.

by am

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