I am Angela MariaMAMMA: la prima parola e l’eterna certezza
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L’occasione per celebrare la Festa della Mamma non è solo un gesto affettuoso ma anche un tributo alla forza silenziosa che, come le rocce delle Dolomiti, sostiene tutto ciò che sta all’interno della famiglia e della società. Che siano biologiche, adottive, spirituali o simboliche, le mamme sono il cuore pulsante di ogni comunità.

La parola “mamma” non l’abbiamo imparata, ci è scivolata dalle labbra quando ancora non sapevamo parlare. È nata con noi, insieme al respiro. Essa deriva dal linguaggio infantile e ha una base fonetica naturale: la consonante “m” è una delle più facili da articolare per i neonati. La radice è onomatopeica e imitativa, legata al suono che il bambino produce durante l’allattamento: “ma-ma”.

Il termine “mamma” ha un’origine antichissima e universale. In latino, si usava per indicare sia la madre sia il seno materno (da cui deriva anche la parola “mammella”) e suona simile in ogni parte del mondo, come se l’umanità intera avesse deciso all’unisono che questo amore meritasse un suono semplice, rotondo, fatto per essere sussurrato e gridato, pianto e sognato. E questa somiglianza si ritrova in moltissime lingue: Mama in inglese, russo, tedesco e spagnolo, Mamanin francese, Māma in cinese e Mamá in molte lingue africane e amerinde.

Ma, oltre alla definizione più semplice di “madre”, la parola “mamma” è carica di valore affettivo, d’intimità. Rappresenta accoglienza, protezione, nutrimento. “Mamma” non è solo una persona, è un profumo, una carezza sulla fronte, un canto che si ricorda in eterno. È il nome di chi ci ha tenuto tra le braccia quando il mondo era troppo grande, e di chi ci ha lasciati andare quando era il momento. Tra le montagne, le mamme si fanno roccia e rifugio. Crescono figli tra neve e fiori, con mani che sanno lavorare e stringere forte. Sono silenziose, come certi tramonti d’alta quota, ma il loro amore è vasto come un cielo pulito dopo la tempesta.

“Mamma” è la parola che non cambia, nemmeno quando tutto il resto sembra vacillare. È l’origine, ed è anche il ritorno.

Che questa parola, prima sulle labbra dei bambini, non sparisca mai dal linguaggio dei grandi.

Foto e articolo di Angela Maria Marchetti per la rubrica Pillole di BellezzaGiornale delle Giudicarie.

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