Gianni Bugno e il Giro-E Enel 2026
Gianni Bugno: “La fatica? Per me è passione”.
Le Giudicarie si preparano ad accogliere, mercoledì 27 maggio, la tappa Tione-Andalo del Giro-E Enel 2026, manifestazione parallela al Giro d’Italia che unisce sport, valorizzazione del territorio e mobilità sostenibile. Giunto all’ottava edizione, l’evento si svolge sulle stesse strade della corsa rosa con biciclette da corsa a pedalata assistita e coinvolge quest’anno 27 squadre, tra 15 Official Team e 12 Daily Team – team presenti solo in una o in alcune tappe – sostenute da sponsor e partner che ne confermano il ruolo sempre più significativo come vetrina turistica e occasione di promozione di una nuova cultura della bicicletta.
In questo contesto, la tappa Tione-Andalo assume per il Trentino e per le Giudicarie un valore che va oltre l’aspetto sportivo: diventa un racconto in movimento di paesaggi, salite e identità locali. Il Giro-E, infatti, non si propone come una competizione in senso stretto, ma come un’esperienza condivisa, pensata per avvicinare il pubblico alla bicicletta e a un modo diverso di vivere la strada. È anche in questa prospettiva che si inserisce la presenza del campione Gianni Bugno, che su queste strade ha pedalato a lungo da professionista e che oggi vede nella e-bike uno strumento capace di restituire il piacere del percorso.
Bugno lo dice con grande semplicità: con la bicicletta assistita “ti godi il paesaggio, godi il gesto atletico e ti diverti”. E aggiunge che, su strade come quelle del Trentino, l’e-bike permette di raggiungere gli stessi luoghi in modo più accessibile, senza rinunciare al piacere della pedalata. Non c’è, nelle sue parole, alcuna contrapposizione ideologica tra bici muscolare e pedalata assistita. “Non è che se usi la pedalata assistita sei un perdente” afferma. Anzi, il Giro-E diventa per lui un modo concreto per riportare le persone alla bicicletta, senza ansia da prestazione.
Resta però intatto il legame profondo con la bici muscolare, quella della sua storia sportiva. A casa, quando può, Bugno continua a usarla, perché è lì che ritrova la fatica. Una fatica che non è semplice sofferenza, perchè quando nasce dalla passione diventa soddisfazione. È da qui che prende forma anche la sua riflessione più ampia sulla vita e sullo sport: non sono le vittorie a insegnare davvero, ma le sconfitte. La vittoria appaga, mentre la sconfitta lascia dentro qualcosa che forma e fa crescere.
“Ho più di sessant’anni e posso assicurare che tutto mi è servito nella vita”, osserva il campione. Un pensiero che aggiunge profondità al passaggio del Giro-E nelle Giudicarie e al messaggio che questa tappa porta con sé.
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