Se stava mejo quando se stava peggio
SE STAVA MEJO QUANDO SE STAVA PEGGIO
La saggezza antica dei proverbi.
Con l’arrivo della primavera tornano i mercatini e le fiere di paese, luoghi dove non si incontrano soltanto oggetti d’altri tempi, ma anche piccole tracce di memoria collettiva. Tra stoviglie sbeccate, vecchie cartoline, ferri del mestiere, fotografie in bianco e nero e libretti dimenticati, riaffiorano pagine di saggezza popolare che sembrano giungere da un altro tempo: i proverbi. Frasi brevi, semplici solo in apparenza, capaci di racchiudere esperienza, ironia, buon senso e tradizione.
Proprio in una collezione trovata in uno di questi mercatini, mi ha colpito un proverbio pungente nella sua versione romana: “Se stava mejo quando se stava peggio”. Basta leggerlo una sola volta per coglierne subito la forza. Fa sorridere per il suo apparente controsenso, eppure proprio in quel paradosso risiede la sua efficacia. Non si tratta di una frase attribuibile a un autore preciso: appartiene alla tradizione popolare che è entrata stabilmente nell’uso comune come espressione proverbiale.
Anche la sua origine, del resto, sembra confermare questo carattere collettivo. Sulla sua precisa epoca di diffusione non esiste una certezza assoluta: secondo alcune ricostruzioni il detto avrebbe trovato particolare fortuna nel secondo dopoguerra, in un’Italia attraversata da grandi cambiamenti e da frequenti confronti con il passato. Più prudentemente, però, si può dire che si tratti di un detto di lunga circolazione popolare, divenuto poi comunissimo nell’italiano contemporaneo.
Ma ciò che rende questo proverbio ancora vivo non è tanto la sua storia, quanto la sua capacità di parlare a ogni tempo. Il detto prende infatti di mira una tentazione profondamente umana e sempre attuale: quella di guardare ai “bei tempi andati” come a un’età migliore del presente. Quante volte si sente dire che una volta c’erano più valori, più rispetto, più semplicità? In parte è vero. Nelle comunità di montagna e di valle, e anche nelle nostre Giudicarie, non mancavano solidarietà concreta, sobrietà, spirito di adattamento e senso di appartenenza.
Eppure la saggezza popolare non indulge mai troppo nella nostalgia. Con una battuta rapida e fulminante, questo proverbio ci ricorda che il passato non era fatto soltanto di vicinanza umana e valori condivisi. C’erano anche povertà, sacrifici, guerre, lavoro durissimo, inverni lunghi, scarsità di mezzi e poche comodità.
La memoria tende spesso ad addolcire ciò che è stato e a rendere più pesante ciò che stiamo vivendo spesso percepito come sopravvivenza. Forse è proprio per questo che i proverbi continuano a parlarci. Perché non sono soltanto formule del passato, ma specchi capaci di riflettere il presente. E nei mercatini di primavera, tra oggetti dimenticati e parole ritrovate, ci ricordano che la saggezza popolare non invecchia, aspetta solo qualcuno disposto ad ascoltarla.
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