I am Angela MariaRIFLESSIONI SEMISERIE SU MIA MADRE
riflessioni semiserie su mia madre

Riflessioni semiserie su mia madre è il mio viaggio emotivo nel ricordo di mamma oggi. È un misto fra un’esplorazione personale di quei ricordi a volte troppo ingombranti e la realizzazione che, forse, ho preso tutto un po’ troppo sul serio. In fondo, chi non ha una madre che ha cercato di trasformarlo in una versione mini-me più educata e culturalmente arricchita?

Cara mutti, oggi, più di un decennio fa, il cancro ti ha definitivamente divorata, ha mangiato la tua carne e il tuo spirito si è dissolto tra le mie braccia. Il tuo ultimo sguardo è stato un misto di dolcezza, incredulità, abbandono e consapevolezza della morte. Le tue parole sono ben impresse nella mia mente: “È difficile anche morire”.

Quel “anche” è una parola che mi ha corroso come un mantra. E sì, come dimenticare la tua vita fatta di sacrifici, dall’alba al tramonto, sempre in piedi, a meno che non fossi seduta, naturalmente. E quella carriera da maestra che ti sei costruita, rendendoti l’insegnante che tutti avrebbero voluto avere, almeno fino a quando non iniziavi con i compiti a casa.

Ah, e poi c’è la mia educazione. “Studia”, mi dicevi, con la stessa intensità con cui un generale potrebbe ordinare un attacco frontale. E io lì, cercando di diventare trasparente, sperando che la trasparenza potesse almeno alleggerire il carico di dover essere sempre all’altezza delle tue aspettative. E quelle trecce tirate… una sorta di terapia antistress ante litteram, immagino.

Ora rifletto sul fatto che dovevo essere abbastanza brava a scuola per non farti fare brutta figura. Dovevo essere diversa anzi speciale? Io volevo essere normale, come ostinatamente ho continuato a scrivere nel primo tema nel quale descrivevo me stessa. Ti ricordi che l’estate prima di iniziare le elementari, mi hai insegnato a scrivere, leggere e fare i conti?

Riflettendo sul tuo metro e ottanta di pura intimidazione, capisco ora perché i ragazzi al liceo preferivano tenersi a distanza. Erano probabilmente convinti che avessero più possibilità di sopravvivenza affrontando un drago piuttosto che tentare di corteggiarmi.

Con il passare degli anni, ho imparato a vedere il nostro rapporto sotto una luce diversa. Hai fatto del tuo meglio, anche se il tuo meglio significava volermi così tanto bene da non volermi mai lasciare andare. Quella storia che continuavi a raccontare, su come ti dispiacesse dovermi partorire perché avresti preferito tenermi al sicuro dentro di te, suona ora come la trama di un film horror piuttosto affettuoso.

Quando sei morta, ho perso il mio punto di riferimento, il mio universo emotivo. Tuttavia, guardando indietro, mi chiedo se non ci sia stato un po’ troppo dramma in tutto questo. La vita, dopotutto, è un po’ come un’opera teatrale, e forse abbiamo entrambe recitato un po’ troppo bene i nostri ruoli.

Ascoltando le parole di Dr. Shefali in un’intervista di Oprah Winfrey , ho avuto l’illuminazione che, forse, l’obiettivo è crescere bambini che non hanno più bisogno di noi, non perché non ci amano, ma perché hanno imparato ad amare se stessi.

Oggi, mentre mi preparo ad accendere un cero sulla tua tomba, lo faccio con un sorriso. Che la luce del cero possa illuminare non solo il buio della tua assenza ma anche i sentieri a volte troppo seri della mia vita.

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Sed ut perspiciatis unde omnis das ist wirklich iste natus.