Il Larice
Ho assaggiato un gelato al larice. Un gusto insolito, resinoso, balsamico, quasi spiazzante. Ho chiuso gli occhi e mi sono ritrovata nel bosco: nel profumo della corteccia, nella resina, nell’aria fresca di montagna.
È curioso come a volte basti un sapore per catapultarci in un’altra dimensione. Ma forse il larice parla proprio di questo: di trasformazione. In autunno, mentre le altre conifere restano verdi, lui accende gli aghi d’oro e poi li lascia cadere. Si spoglia per affrontare l’inverno e rinascere in primavera. La sua forza non sta nel trattenere, ma nel sapersi trasformare.
E ciò che vediamo è solo metà della sua storia. Come ogni albero, il larice cresce in due direzioni: verso la luce e, nello stesso tempo, nel buio della terra. Mentre la chioma sale, le radici cercano profondità, incontrano pietre, resistenza, silenzio. Forse anche noi cresciamo così: una parte si mostra, mentre un’altra lavora invisibile, proprio nelle stagioni in cui sembra non accadere nulla.
Il larice conosce bene la fatica della montagna. Sopporta gelo, neve e vento e sale fin dove il bosco quasi scompare. Nel 2024, sulla Lobbia Alta nell’Adamello, ne è stato trovato uno di appena 35 centimetri a 3.130 metri di quota, probabile record altimetrico della specie sulle Alpi (Provincia autonoma di Trento, progetto Flora di Vetta).
Da secoli accompagna anche la vita delle nostre valli. Il suo legno, resistente e durevole, è usato da sempre per case, tetti e recinzioni; la resina appartiene alla tradizione popolare ed era impiegata in preparazioni per curare le ferite.
E poi c’è il Santuario della Madonna del Lares. La leggenda racconta di un’immagine della Madonna trovata su un larice che, ogni volta che veniva spostata, tornava misteriosamente allo stesso albero. Quasi a ricordarci che la vita richiede due sapienze: capire che cosa lasciare andare e riconoscere dove mettere radici.
Il larice perde gli aghi per attraversare l’inverno, ma non perde se stesso. Nel silenzio conserva la possibilità della primavera. Forse è questa la sua lezione: crescere non significa soltanto salire verso la luce. A volte significa avere il coraggio di scendere in profondità, lasciare cadere ciò che non serve più e fidarsi di ciò che, invisibile, sta già rinascendo.
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