La Luce di una Comunità
A Fiavé, in una sera d’estate, la luce più intensa non è stata quella delle candele, ma quella di una comunità giovane, giovanissima, capace di prendersi cura del proprio paese con entusiasmo, fantasia e senso di responsabilità in occasione della cena “A lume di candela” organizzata dalla Pro Loco di Fiavè.
Le lunghe tavole vestite di colore, i centritavola preparati con cura, i numeri segnaposto realizzati a mano raccontavano, prima ancora dell’inizio della cena, il lavoro di tanti ragazzi. I più piccoli avevano contribuito agli addobbi; i più grandi hanno apparecchiato, servito e sparecchiato, accompagnando ogni momento con quella naturalezza che nasce quando ci si sente davvero parte di un gruppo.
Guardandoli muoversi tra i tavoli, con attenzione e allegria, si provavano ammirazione e anche un po’ di stupore. In un tempo in cui si teme che i giovani si allontanino dai paesi e dalle loro radici, Fiavé ha mostrato l’immagine opposta: una generazione che non aspetta passivamente ma che si mette all’opera, che custodisce il ricordo della vita dei nonni non per nostalgia, bensì per trasformarlo in presenza, servizio e futuro.
In questo stesso filo di memoria si è inserita la partecipazione di Arco Asburgica, gruppo nato ufficialmente nel 1993 per conservare e rievocare il periodo tardo ottocentesco in cui Arco faceva parte dell’Impero Austro-Ungarico. Dame e cavalieri, con abiti e divise studiati sui personaggi realmente vissuti, hanno riportato nella piazza i valzer e l’eleganza dei balli delle corti imperiali, coinvolgendo anche il pubblico.
«Non deve essere una carnevalata», ha sottolineato Carmela, vicepresidente del gruppo. La loro non è infatti una semplice esibizione, ma un gesto di rispetto verso la storia. Rievocare figure come l’arciduca Alberto d’Asburgo-Teschen e Francesco II di Borbone significa riconoscere quanto la loro presenza portò di positivo ad Arco e ai nostri territori. Fu soprattutto Alberto, che fece costruire la propria villa con il grande parco e contribuì all’affermazione della città come rinomato luogo di cura mitteleuropeo, e quindi a incidere sul suo sviluppo. Francesco II di Borbone, ultimo sovrano del Regno delle Due Sicilie, trascorse invece ad Arco parte dei suoi ultimi soggiorni e qui morì nel 1894. Ricordarli non significa giudicare il passato con nostalgia, ma riconoscere anche ciò che quella presenza lasciò di positivo alla comunità e al territorio.
Così, nella stessa sera, passato e futuro si sono incontrati: da una parte chi rievoca una storia lontana senza trasformarla in caricatura; dall’altra giovani che rendono viva la storia quotidiana del proprio paese, prendendosene cura.
A loro va il grazie più sincero. Perché anche una notte d’estate, illuminata da alcune candele, può ricordarci che una comunità continua a vivere quando qualcuno sceglie di servirla.
by am
Lascia un commento
Devi essere connesso per inviare un commento.